Questo caso illustra l’uso dei nuovi Sinus Abutment sottili a gambo lungo (con testa filettata) durante il posizionamento di impiantiSHORT®, in concomitanza con una procedura di mini-rialzo del seno mascellare.
Il trattamento è stato applicato in due siti: uno per il secondo molare del mascellare superiore e l’altro per il primo molare inferiore, dove era presente una significativa carenza ossea.
L’impiego dei nuovi Sinus Abutment sottili a gambo lungo ha permesso di ottimizzare la stabilità iniziale degli impianti e di agevolare il processo di guarigione nei casi in cui l’osso residuo fosse insufficiente, garantendo un risultato clinico efficace anche in condizioni anatomiche al limite.
I nuovi Sinus Abutment saranno presto a catalogo. Keep in touch!
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Bicon: Pionieri di una Rivoluzione
Calendario Corsi di Osservazione Clinica su Paziente
Calendario di Corsi di Osservazione Clinica su Paziente tenuti dal Dr. Stefano Carelli.
Una occasione per conoscere più da vicino il sistema Bicon® e osservare nuovi casi su paziente favorendo uno scambio costruttivo tra professionisti.
I corsi si svolgeranno a Roma presso lo studio Italian Dental Creation – in via Dei Gracchi n° 285 – dalle ore 09:00 alle ore 18:30
programma
Ore 9.30 Introduzione alla sistematica implantare Bicon. Protocollo chirurgico e cenni di protesi.
Ore 11.00 Osservazione clinica di casi protocollari basici e casi di atrofia ossea anche marcata.
Ore 13.00 Lunch
Ore 14.00 Osservazione clinica
Ore 16.00 Fine dei lavori e rilascio dell’attestazione
calendario corsi
15 gennaio 2024 26 Febbraio 2024 11 Marzo 2024 8 Aprile 2024 13 Maggio 2024 10 Giugno 2024 15 Luglio 2024 Lunedì 30 Settembre 2024 28 Ottobre 2024 25 Novembre 2024
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Questo trattamento esalta la versatilità ed allo stesso tempo la semplicità tecnica degli impianti dentali Bicon nel posizionamento di due impianti SHORT® da 3,0 x 6,0 mm con pozzetti da 2,0 mm per i due incisivi centrali inferiori poi protesizzati con due corone IAC (Integrated Abutment Crowns™).
La connessione conometrica degli impianti Bicon consente la produzione di micro-impianti Short come questi da 3,0 x 6,0 mm. Grazie alla particolare forma a terrazze, la superficie a contatto con l’osso è aumentata del 30% anche con dimensioni così ridotte, offrendo conseguenti vantaggi di carico e migliorando la stabilità e l’efficacia del trattamento in situazioni cliniche complesse dove lo spazio ci lavora contro…
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In questa interessante intervista del maggio 2019 raccolta al primo congresso delle Giornate Veronesi, il Dr Vincent J. Morgan racconta a Georg Isbaner direttore editoriale di Implants (International Magazine of Oral Implantology edita da OEMUS), la sua straordinaria storia di imprenditore oltre che di medico dentista. Una storia che comincia agli albori dell’implantologia dentale e termina con l’acquisizione di quello che è riconosciuto oggi come uno dei più innovativi sistemi implantari nel panorama mondiale. Vale la pena conoscerla.
Quando il sistema Bicon fu introdotto per la prima volta nel 1985, gli impianti da 8 mm erano considerati già piuttosto corti. Da allora la naturale progressione della filosofia progettuale Bicon ha dato come risultato gli impianti SHORT da 5 mm, tutti con comprovato successo clinico. Da notare che il design del sistema implantare è rimasto sostanzialmente immutato da quando è stato concepito per la prima volta alla fine degli anni ’60.
Dottor Morgan, come si è avvicinato inizialmente agli impianti?
Non ho mai avuto intenzione di diventare un imprenditore di dispositivi medici. Durante tutta la mia carriera ho avuto solo due obiettivi: curare i miei pazienti e sostenere la mia famiglia. Sono stati molto fortunato ad essere coinvolto nel campo degli impianti molto presto. Ho messo i miei primi impianti nel 1970, si trattava di impianti a lama. Li ho utilizzati per un collega che aveva perso i denti mascellari posteriori.
Se non fosse stato un collega, gli avremmo consigliato l’estrazione dei denti mascellari anteriori e il restauro con una protesi. Tuttavia, essendo un dentista, conosceva molto bene il problema e si rifiutava di risolvere in questo modo. Mi ricordo che vedemmo una piccola pubblicità di queste lame su una rivista specializzata e decidemmo di ordinarne sei. Aprimmo la confezione e, senza alcuna istruzione, conoscenza o esperienza, solo con il buon senso, gli feci l’anestesia ed iniziai intervento l’intervento.
Non avevo mai effettuato una osteotomia in precedenza, ho usato una fresa ed ho realizzato delle fessure abbastanza grandi per gli impianti, li ho inseriti e hanno funzionato. La fortuna del principiante immagino… Questo è stato il mio battesimo nel mondo dell’implantologia dentale nel 1970.
Ci racconti un po’ della storia di Bicon
Tra il 1970 e l’inizio degli anni ’80 non abbiamo inserito molti impianti. Tuttavia, con l’introduzione di un impianto svizzero sul mercato americano nel 1985, gli impianti hanno acquisito una maggiore comprensione e sono diventati più accettati dalla comunità scientifica. Il chirurgo orale con cui ho lavorato, il dottor Norman J. Shepherd, era professore alla Tufts University di Boston. A quei tempi, la Tufts University utilizzava un impianto tedesco, l’impianto IMZ di Axel Kirsch. Pertanto, abbiamo iniziato a utilizzarlo e in breve tempo siamo diventati i maggiori utilizzatori dell’impianto IMZ negli Stati Uniti.
Di conseguenza, tra la fine degli anni ’80 e il 1992, nel nostro piccolo studio abbiamo inserito circa 2.500 impianti. Nel 1992, ho iniziato a mettere in discussione l’efficacia delle viti come sistema di connessione tra moncone e impianto. Avere a che fare con problematiche relative alle viti era diventata una follia. Se avete uno o due pazienti con una vite rotta non è un grosso problema ma quando si hanno 2.500 impianti in giro, la questione diventa prioritaria.
Screw Implants
Bicon Dental Implant
Il problema divenne tale che un paziente una volta disse al dottor Shepherd: “Ehi, Shep, ho capito questo: vieni qui, fai qualche buco nell’osso e poi lasci Morgan con una scopa per i prossimi sei mesi a pulire…”.
Non era così lontano dalla verità. I problemi con le viti semplicemente non sono scomparsi. Il dottor Shepherd tornò alla Tufts e disse al Dottor Robert Chapman, professore e presidente del Dipartimento di Odontoiatria e Protesi Dentaria che volevo smettere di fare impianti.
Fortunatamente, il dottor Chapman ci ha fatto conoscere l’allora impiantoStryker, sviluppato da Thomas Driskell. Inizialmente non capivo come potesse funzionare un impianto senza vite, ma dopo solo un paio di casi sono rimasto stupito dalla sua semplicità e facilità d’uso.
Thomas Driskell, inventore del sistema Bicon
Tuttavia, ci sono voluti alcuni anni prima che realizzassi e apprezzassi veramente i numerosi vantaggi economici e le capacità cliniche senza eguali che offriva a me e, cosa più importante, ai miei pazienti.
La storia di questo impianto è piuttosto interessante. Stryker aveva visto aumentare le vendite dei suoi motori per implantologia e non si spiegava il motivo. Quando compresero che il mercato era in forte crescita, incaricarono i loro ingegneri di identificare l’impianto meglio progettato. Curiosamente, gli ingegneri sia di Stryker che di un’altra azienda ortopedica, Zimmer, identificarono entrambi l’impianto di Driskell come quello con il miglior design.
Sebbene Driskell inizialmente si oppose alla vendita del suo impianto a Stryker, successivamente si fece convincere dai suoi consiglieri finanziari e arrivò ad un accordo di vendita.
Stryker una volta entrata in possesso della piattaforma non si adattò ad un mercato diverso da quello puramente ospedaliero. Non operò mai in modo adeguato ad una realtà formata da una miriade di piccole imprese, come gli studi dentistici effettivamente sono. Per questo ben presto decisero di cedere l’intera divisione di implantologia dentale.
Kit chirurgico Stryker
La sera prima dell’annuncio pubblico della decisione di Stryker di vendere, cenammo con il product manager di Stryker a Cambridge, Massachusetts, ma senza che l’argomento uscisse fuori concretamente. La mattina dopo raccontai la cosa ad un mio paziente, amministratore delegato di una grande azienda, il quale mi consigliò di chiamare direttamente il presidente di Stryker.
Chiamai Stryker e chiesi del CEO, John Brown. Mi ricontattò al suo posto Ronald A. Elenbaas, che all’epoca era presidente di sei società Stryker e mi disse: “Non so come fai a sapere di questa informazione dal momento che ci sono solo tre persone nell’azienda che ne sono a conoscenza”. In un incontro successivo ci suggerì di formulare una proposta di acquisizione. Ed è esattamente quello che abbiamo fatto. Il resto è storia.
All’epoca il loro impianto veniva venduto solo negli Stati Uniti. Oggi Bicon è venduto in 92 paesi. Il nostro più grande mercato al di fuori degli Stati Uniti è la Cina, dove le vendite sono fenomenali. La Cina è il nostro mercato in più rapida crescita in questo momento. Da dodici o tredici anni registra una crescita a due cifre. Oggi gli impianti Bicon sono presenti in quasi tutti gli ospedali e le cliniche odontoiatriche cinesi.
Cosa distingue il sistema Bicon dagli altri sistemi implantari?
Bicon è totalmentediverso dagli altri sistemi. Bisogna fare tanto di cappello a Driskell perché ha capito bene fin dall’inizio il tema centrale. C’è una precisa logica dietro il design Bicon. Non c’è alcuna logica nel fare perforazioni ad alta velocità e generare calore, per esempio. Il calore e la pressionecausanonecrosi ossea. Inoltre, cosa fai quando esegui la perforazione ad alta velocità con l’irrigazione? Stai lavando via il meccanismo di guarigione del corpo, che è il sangue.
Driskell era a conoscenza di questo fatto già nel 1968, quando iniziò a utilizzare la perforazione lenta. Ci sono numerosi vantaggi nella perforazione lenta. Puoi prelevare l’osso, hai una visibilità meravigliosa, non corri il rischio di necrosi ossea, il tuo assistente è libero dall’aspirazione e il tuo paziente è più a suo agio.
Eppure, per qualche motivo, i medici oggi utilizzano ancora la perforazione ad alta velocità con irrigazione. Non c’è alcuna logica in questo, assolutamente nessuna. Infatti, sostituire periodicamente le frese con irrigazione è significativamente più costoso degli alesatori in titanio Bicon che possono essere utilizzati per centinaia di osteotomie.
Inoltre, non vi è alcuna logica nemmeno nell’utilizzo delle viti. La maggior parte delle viti per impianti dentali non possono funzionare per i compiti cui sono destinate. I produttori chiedono alla vite più di quanto questa possa offrire.
Holger Zipprich della Clinica di Odontoiatrica dell’Università Goethe di Francoforte, in Germania, ha un’eccellente presentazione su YouTube in cui afferma che gli elementi di fissaggio filettati hanno micromovimenti durante il loro funzionamento. Dove c’è un micromovimento tra le filettature c’è anche un grosso rischio di infiltrazione e conseguentemente di perimplantite.
I design degli impianti sono migliorati significativamente nel corso degli anni, ma il design dell’impianto a plateau di Biconè lo stesso utilizzato nel 1981. L’impianto Titanodont di Driskell aveva gli stessi plateau, con l’unica differenza che aveva il lato maschio della connessione sull’impianto ed il lato femmina sul moncone. Nel 1985 lo invertì e mise la femmina sull’impianto e il maschio sul moncone per ragioni estetiche. Tuttavia, l’impianto è rimasto sostanzialmente invariato dal 1981.
Titanodont
Bicon Dental Implant
SHORT è semplicemente meglio. È molto più semplice piantare una puntina da disegno nel muro che un chiodo ed è chiaramente meno rischioso. Perché fresare 8, 10, 12 o anche 20 mm, quando funziona un impianto da 5 mm? Nella nostra clinica di Boston utilizziamo solo impianti corti da 5 e 6 mm. Inizialmente, Bicon offriva impianti da 14 e 11 mm, ma il 14 mm è stato interrotto molti anni fa e quello da 11 mm viene venduto in minima parte.
2008 Introduzione dei Bicon Short
Ancora una volta, il dogma secondo il quale non si dovrebbe superare un rapporto impianto-corona superiore a 1:1 non ha alcuna base né in natura né in ingegneria meccanica. Né ha alcuna base in odontoiatria. Ogni dentista sa che una radice anchilosata di lunghezza minima può sostenere un molare per decenni.
Quali sono le differenze in termini di guarigione?
L’impianto Bicon SHORT funziona bene perché l’osso attorno ad esso è di tipo corticale, osso Haversiano con maggiore massa e proprietà meccaniche rispetto all’osso apposizionale attorno agli impianti filettati. Questa evidenza scientifica è stata pubblicata più volte negli ultimi quindici anni dal Dr Paulo Coelho del College of Dentistry dell’Università di New York ma, purtroppo, molti accademici sono ancora all’oscuro del suo lavoro. Ciò sottolinea che la macrogeometria di un impianto è la chiave delle suo potenziale.
L’osteotomia di Bicon viene preparata con una fresatura lenta a 50 giri/min, o addirittura meno con gli appositi alesatori manuali. Una volta inserito nel neo alveolo, nei suoi plateau si forma sangue che si trasforma fin dall’inizio in osso Haversiano di tipo corticale. Invece, quando si avvita un impianto filettato si esercita pressione sull’osso.
Conoscendo l’ortodonzia, ogni dentista sa bene che se si esercita pressione sull’osso, l’osso si riassorbe. Oggi tutti parlano di stabilità primaria, eppure quando si avvita un impianto nell’osso la prima cosa che si ottiene è l’attività osteoclastica.
L’osso muore allontanandosi dall’impianto filettato e successivamente ricresce verso l’impianto come osso apposizionale, ovvero osso senza vasi sanguigni. Tale osso apposizionale ha proprietà meccaniche totalmente diverse rispetto all’osso Haversiano attorno agli impianti Bicon, il che potrebbe essere il motivo per cui gli impianti Bicon SHORT funzionano e altri impianti corti no.
Che ruolo gioca il marketing nella vostra strategia aziendale?
So che il marketing è un fattore estremamente importante per vendere con successo un impianto. Tuttavia, la nostra strategia di marketing è sempre stata molto semplice: diciamo la verità come la conosciamo. Non abbiamo nemmeno rappresentanti di vendita negli Stati Uniti. Parlando di marketing, direi che il marketing ha contribuito a una grande quantità di disinformazione in odontoiatria.
L’intera professione è stata influenzata negativamente dal marketing delle grandi aziende produttrici di impianti dentali. Ad esempio, molte persone credono che Per-Ingvar Brånemark sia stato la prima persona a pubblicare un articolo sulla compatibilità tra titanio e osso. Il suo articolo del 1983 “Osteointegrazione e suo background sperimentale” è stato pubblicato sul Journal of Prosthetic Dentistry.
Per-Ingvar Brånemark (1929- 2014)
Tuttavia, nel 1951, Gottlieb S. Leventhal aveva già pubblicato un articolo dal titolo “Titanio, un metallo per la chirurgia” sul Journal of Bone and Joint Surgery, una rivista ortopedica molto prestigiosa, dove discuteva lo stesso argomento su titanio e osso che fu attribuito a Brånemark 32 anni dopo. E ancor prima, nel 1940, R.T. Bothe e altri clinici avevano già pubblicato un articolo intitolato “Reazione dell’osso a più impianti metallici” sulla rivista Surgery, Gynecology and Obstetrics, in cui veniva riportata una tendenza dell’osso ad unirsi al titanio.
Eppure la strategia di marketing delle aziende produttrici di impianti si è concentrata esclusivamente su Brånemark. Non è che non abbia fatto grandi cose, ma chiaramente non è stato il primo. Infatti, Driskell commercializzò il suo impianto Titanodont nel 1981.
A quanto pare, alcune aziende hanno scoperto che dietro il sistema Bicon si nasconde un’idea intelligente. Di conseguenza, ci sono copie sul mercato. Qual è la tua opinione a riguardo?
Sinceramente faccio i complimenti a tutti coloro che hanno copiato il sistema Bicon, perché significa che hanno capito che è ben progettato e che funziona da decenni. Tuttavia, Zipprich ha dimostrato che i cloni hanno un micro-gap in funzione, che causerà seri problemi. Sfortunatamente, quando i cloni o le copie falliscono, potrebbero dare a Bicon una cattiva reputazione.
Non è facile realizzare una connessione precisa e di qualità controllata. Non è facile quindi unire un moncone prodotto dal 1985 e un impianto prodotto nel 2019 e poterne garantire il funzionamento. Può sembrare un Bicon, ma è davvero sigillato battericamente come un vero Bicon? È triste pensare che un dentista, che dovrebbe offrire un servizio sanitario di qualità, metta a rischio la sua reputazione e soprattutto la salute del paziente per risparmiare qualche dollaro sull’impianto.
La qualità della produzione dei cloni è semplicemente non provata e non testata. La tenuta batterica degli impianti Bicon è stata dimostrata presso l’Università di Boston ed anche presso l’Università di Roma la Sapienza. È stato evidenziato scientificamente inoltre che gli impianti Bicon possono ottenere un guadagno osseo sull’interfaccia impianto-moncone ciò a dimostrazione dell’efficacia del suo sigillo batterico.
La lista potrebbe continuare all’infinito. Le piccole aziende cercano di copiare e clonare direttamente il nostro design, mentre vediamo le grandi aziende produttrici di impianti adottarne lentamente le caratteristiche nel corso degli anni: le alette e i piani profondi, la spalla inclinata e gli impianti più corti.
Immagino che sia il complimento più gratificante. Fortunatamente non possono copiare la dedizione e l’integrità dei nostri utilizzatori ed opinion leader. Il nostro personale è al lavoro sempre su nuove ricerche e innovazioni, ma soprattutto sulla qualità del nostro processo produttivo per offrire sempre il massimo supporto alle esigenze dei medici e dei loro pazienti in tutto il mondo.
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