Giorgio Lombardo, Mauro Marincola, Annarita Signoriello, Giovanni Corrocher e Pier Francesco Nocini.



Abstract
La mascella posteriore atrofica presenta spesso importanti limitazioni per le procedure di implantologia dentale; per questo motivo è stata proposta una tecnica minimamente invasiva. Lo studio ha avuto l’obiettivo di valutare retrospettivamente i risultati di impianti short e ultra-short con connessione locking-taper, posizionati in associazione a una procedura modificata di elevazione del pavimento del seno mediante osteotomi (tecnica di rialzo interno del seno) nella mascella posteriore.
Un totale di 31 pazienti ha ricevuto 51 impianti locking-taper. Sono stati eseguiti esami clinici e radiografici prima del trattamento, al momento del carico e dopo tre anni. Sette impianti da 8,0 mm, 23 impianti da 6,0 mm e 21 impianti da 5,0 mm sono stati riabilitati mediante restauri a corona singola.
La sopravvivenza implantare a tre anni è stata del 96,08%. L’altezza ossea crestale residua preoperatoria, pari a 5,2 (1,41) mm [mediana (intervallo interquartile)], è aumentata a 7,59 (1,97) mm al follow-up a 36 mesi, con un guadagno medio di altezza ossea intra-sinusale di 3,17 ± 1,13 mm [media ± deviazione standard].
La perdita ossea crestale peri-implantare media è stata di 0,29 (0,46) mm, mentre il primo punto di contatto osso-impianto ha mostrato uno spostamento apicale medio di 0,12 (0,34) mm.
I risultati suggeriscono con un buon grado di confidenza che gli impianti utilizzati nello studio, posizionati in associazione a una tecnica di elevazione interna del pavimento del seno, possano essere riabilitati con corone singole rappresentando un trattamento predicibile per le regioni edentule della mascella posteriore.
Lo studio in sintesi
La riabilitazione implantare dei settori posteriori del mascellare superiore può risultare complessa quando la disponibilità ossea è fortemente ridotta e il seno mascellare è pneumatizzato. Le procedure tradizionali di incremento osseo possono ottenere buoni risultati, ma possono comportare maggiore invasività, morbilità postoperatoria, tempi di guarigione più lunghi e maggiori costi.
Gli autori hanno quindi analizzato una soluzione basata sull’impiego di impianti Bicon locking-taper short da 6 e 8 mm e ultra-short da 5 mm, associati a una tecnica di Internal Sinus Lift (ISL) e successivamente riabilitati mediante corone singole. Lo studio comprendeva pazienti con un’altezza ossea crestale residua pari o inferiore a 6 mm.
Il sistema implantare utilizzato nello studio è il Bicon Dental Implant System. Gli autori descrivono la connessione implantare locking-taper e caratteristiche quali platform switching, design radicolare a plateau e superficie Integra-CP.
La tecnica chirurgica prevedeva un accesso crestale: l’osteotomia veniva preparata fino in prossimità del pavimento sinusale, quindi il pavimento veniva delicatamente fratturato mediante osteotomo. Dopo aver verificato l’integrità della membrana di Schneider, il materiale da innesto veniva introdotto nell’osteotomia per sollevare progressivamente la membrana e successivamente veniva inserito l’impianto. Il diagramma di pagina 4 dell’articolo mostra chiaramente le diverse fasi della tecnica di rialzo interno del seno con impianto Bicon.
I risultati più interessanti
A tre anni dal carico, la sopravvivenza complessiva degli impianti è risultata pari al 96,08%. Tutti gli impianti erano osteointegrati al momento della scopertura; si sono verificate due perdite tardive dopo il carico. Nello specifico, la sopravvivenza è stata:
100% per gli impianti da 5 mm, 91,3% per quelli da 6 mm e 100% per quelli da 8 mm. Le differenze tra i gruppi non erano statisticamente significative.
Particolarmente significativo è anche il comportamento dell’osso. L’altezza ossea crestale residua mediana è passata da 5,20 mm prima dell’intervento a 7,59 mm a tre anni, mentre il guadagno medio di altezza ossea intra-sinusale si è mantenuto a 3,17 ± 1,13 mm dopo tre anni.
Anche i livelli ossei peri-implantari hanno mostrato stabilità: la perdita ossea crestale media tra il carico e il follow-up è stata di appena 0,29 mm. Gli autori sottolineano che, pur essendo presenti alcune variazioni statisticamente significative nel tempo, i valori osservati a tre anni risultavano clinicamente compatibili con la stabilità dei livelli ossei.
Conclusioni
Questo studio offre un dato clinicamente interessante: anche in presenza di ridotta disponibilità ossea nella mascella posteriore, impianti Bicon short e ultra-short associati a una tecnica di rialzo interno del seno hanno mostrato, a tre anni, un’elevata sopravvivenza implantare, stabilità dei livelli ossei e un significativo guadagno osseo intra-sinusale, consentendo la riabilitazione mediante corone singole.
Gli stessi autori concludono che, nei limiti di uno studio retrospettivo e con follow-up relativamente breve, gli impianti short e ultra-short locking-taper associati alla tecnica ISL possono essere considerati un trattamento predicibile nelle regioni posteriori edentule del mascellare con altezza ossea crestale residua inferiore a 6 mm.
È importante mantenere proprio questa cautela anche nel post: gli autori evidenziano la necessità di studi prospettici, campioni più ampi e follow-up di almeno cinque anni per confermare ulteriormente i risultati, in particolare per gli impianti ultra-short.
Per Biconstore, il messaggio centrale che farei emergere è quindi: “Ridurre la lunghezza dell’impianto non significa necessariamente rinunciare alla predicibilità: nello studio, Bicon Short e Ultra-Short associati al rialzo interno del seno hanno raggiunto il 96,08% di sopravvivenza a 3 anni, con livelli ossei stabili.”
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